Chiusura dell'emergenza bomba con una gestione organizzativa impeccabile


6 Maggio 2019


Si sono concluse nel pomeriggio di ieri, con un’ora di anticipo, le operazioni di disinnesco e rimozione della bomba d’aereo inglese della seconda guerra mondiale ritrovata a marzo durante lavori di scavo in un cantiere edile di Rio Fresco. Le operazioni, iniziate alle 12 ed eseguite dagli artificieri del 21° Reggimento Genio Guastatori di Caserta diretti dal colonnello Giuseppe Schiariti, sono terminate poco dopo le 15 e l’automezzo dell’esercito con l’ordigno bellico privo della spoletta ha lasciato il territorio di Formia alle 16.30 per dirigersi verso la cava Barbetti di Priverno, dove è stato fatto brillare. Alle 17 sono stati aperti in città i 27 varchi e cancelli allestiti agli accessi della “zona rossa” di 1.800 metri, consentendo il rientro di quasi tutti i 16mila residenti inclusi nel perimetro rosso, fatta eccezione dei pazienti dell’ospedale “Dono Svizzero” e della clinica Salus, che, ricoverati per la circostanza in altre strutture sanitarie, faranno rientro in ospedale e in clinica tra oggi e martedì. Non si sono registrati grossi disagi per il traffico ferroviario e marittimo.

La macchina organizzativa del Comune di Formia e della prefettura di Latina ha gestito con puntualità ed efficienza l’emergenza bomba, con la preziosa collaborazione della Protezione civile regionale e locale, della Cri, del 118, delle forze dell’ordine, dell’Asl, dell’Anas, dell’Astral, di Acqualatina, della Rfi, Terna, Enel, Telecom-Tim, Wind, Vodafone, Snam e Italgas. Due i centri di accoglienza allestiti al molo Vespucci e nell’area dell’Istituto Tecnico per Geometri “Bruno Tallini”, che hanno ospitato, dalle prime ore del mattino fino al momento della partenza dell’automezzo con l’ordigno bellico per la cava di Priverno, oltre trecento cittadini. 

Sono stati aperti, come momento di svago, e visitati gratuitamente per l’occasione, a cura del Comune e dell’associazione Sinus Formianus, i principali siti storico-archeologici come la Tomba di Cicerone, il Cisternone Romano di Castellone e l’area archeologica del Caposele. Qualcuno si è spinto fino al Redentore. Un’attenta gestione della situazione è stata garantita dal Centro Operativo misto, coordinato nella sala Falcone e Borsellino dal vice prefetto vicario, dottoressa Vittoria Ciaramella, e dal Centro Operativo comunale.

“Le operazioni – ha spiegato il sindaco Paola Villa - sono iniziate con ritardo perché abbiamo voluto assicurarci in maniera sistematica che tutte le persone fragili non solo venissero accompagnate nei posti dove erano state indirizzate, ma che quei posti non avessero ripercussioni dal punto di vista sanitario, e per questo aspettavamo risposte dal medico o dal personale infermieristico che era sul posto. Sono state operazioni lunghe, ci scusiamo per chi ha dovuto aspettare le ambulanze, ma nell’operazione andava salvaguardata prima la persona. Al Com è stato inoltre gestito un momento di stasi che è stato legato al fatto che si è dovuto più volte controllare se i generatori fossero in funzione”. “È stata un’operazione molto positiva – ha aggiunto il sindaco – Noi ringraziamo i 16.000 sfollati, in particolar modo le persone che hanno dovuto subire una ‘violenza’ lasciando, sia pure temporaneamente, i loro affetti, le loro case. Abbiamo storie molto particolari, di persone che non uscivano da casa da oltre 10 anni, che ci hanno raccontato di aver visto una Formia diversa attraverso le ambulanze. Tanti i ringraziamenti da fare, tra cui quelli rivolti alle suore Pallottine di via Lavanga e a quelle di Villa Maria Teresa di Vindicio e dell’Istituto Opus Maria Reginae. E alla clinica Casa del Sole, che non si è fatta solo carico dei malati dell’ospedale, ma ha anche aperto un’intera sezione, che era chiusa, per ospitare per le persone fragili che non provenivano dall’ospedale Dono Svizzero. Così come la clinica Salus, il cui direttore Simoni con molta pazienza ha convinto 84 malati psichiatrici a salire su un pulmino e a trascorrere un’intera giornata presso l’Istituto Alberghiero. Molti sono andati fuori città o anche fuori provincia o in visita ai principali siti archeologici cittadini”.

“E’ stato un lavoro di sinergia incredibile – ha concluso il sindaco – nel quale sono stati messi da parte tutti i nostri individualismi, con una grande collaborazione da parte della Protezione Civile, che ha organizzato due campi base che farebbero invidia a qualsiasi tipo di emergenza, nonché della Croce Rossa, della Federazione provinciale Cuochi e di quanti si sono prodigati perché ci fossero anche momenti di aggregazione e di divertimento. E naturalmente un grazie alla efficienza e professionalità degli artificieri del 21° Reggimento di Caserta. Formia ha risposto in maniera positiva”.

Anche il vice prefetto vicario Vittoria Ciaramella ha sottolineato l’efficienza della macchina organizzativa: “Ritengo che le operazioni siano andate in maniera perfetta, ci sono state molte riunioni in Prefettura e il sindaco e la macchina operativa del Comune hanno funzionato risolvendo anche alcuni piccoli inconvenienti tecnici utili. Un bilancio senza dubbio positivo, con gli artificieri che hanno svolto un ottimo lavoro, a loro va il nostro plauso perché sono sempre loro che rischiano la vita”.

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